Calabria, 26 gennaio 2012 Comunicato stampa

La Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

al fianco del movimento No Tav

solidarietà a tutti i colpiti dalla repressione

 

All’alba di stamane sono stati tratte in arresto 32 persone e denunciate 11, in diverse città d’Italia e addirittura in Francia. Un’operazione in grande stile a chiaro scopo mediatico, per colpire il Movimento No Tav e i resistenti della Val di Susa.
La Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”, presente in quei giorni in Valle, esprime tutta la solidarietà a tutti coloro che sono stati colpiti dalle repressione, compresa una donna al settimo mese di gravidanza che non capiamo per quale pericolosità sia stata portata in carcere.
Comprendiamo come la politica retorica, nella sedicente “democrazia tecnica contemporanea”, si caratterizzi quale ambito supremo della legalità. Si esclude quindi la violenza poiché si ha la pretesa che tutte le opinioni vengano espresse e rappresentate nelle istituzioni politiche.

Eppure per la Tav non è così. Non lo è per tutte le grandi opere progettate e costruite senza il consenso delle persone. Dal Ponte sullo Stretto, alla discariche di Chiaiano, agli inceneritori, alle centrali a carbone e a turbo gas, alle speculazioni sui mega impianti di eolico e fotovoltaico. Sono tutte opere imposte con e mediante operazioni propagandistiche finalizzate al consenso elettorale, al controllo-distruzione del territorio, che va a braccetto con l’arricchimento delle grandi imprese, del malaffare, delle speculazioni finanziare e scommesse in borsa.
All’apparato repressivo bastano minime azioni, qualche slogan, cortei non autorizzati, scioperi e occupazioni, condite con una buona dose di fantasia giornalistico-giudiziara, per individuare violenza al di fuori delle istituzioni.
Non è violenza, quindi, la devastazione e inquinamento del territorio, il non rispetto dei referendum, l’aggressiva svendita dei beni comuni e demaniali. Non è violenza l’incarcerazione, pur senza pericolo di reiterare reato o di fuga. Lo è, invece, la resistenza popolare.

Il disastro economico e finanziario ha come responsabile una casta politica e burocratica chiusa in se stessa, assorbita nelle sue lotte interne, per spartirsi potere e soldi. Ma per fortuna c’è chi resiste.

Noi di Rdt siamo con la gente della Valle, i nuovi resistenti sono loro e tutti coloro che sono colpiti dalla voracità del cemento, dalle avidità delle banche, dalla mafiosetta Equitalia che lavora per loro come tutto l’apparato burocratico.
Invitiamo tutti i sinceri democratici, amanti della libertà e solidali contro le ingiustizie quali essi siano, ad unirsi ai presidi nelle varie città contro questa operazione di polizia.

  Ufficio stampa                                                                   Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò

sta...@difendiamolacalabria.org      www.difendiamolacalabria.org

Posted in General | Leave a comment

CROTONE, MO BASTA!! DELLE NOSTRE VITE DECIDIAMO NOI

C’è solo il vento a Crotone, e non la temuta pioggia, che tanti ha scoraggiato. Riuscita la manif organizzata dalla Rete difesa del territorio “Franco Nistico”, rete di comitati territoriali e associazioni ambientaliste, per chiedere l’avvio di una nuova gestione del ciclo dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati in Calabria come in Italia, anche per creare lavoro in risposta alla crisi. Un atto di riparazione alla natura distrutta dall’intenso sfruttamento dell’avido capitale, politco finaziario pure criminale.

Continue reading

Posted in General | Leave a comment

QUARANT’(A)NNI DI A Rivista

L’ingresso alla festa

LA CALABRIA PER I 40 ANNI DI A

Cosenza, domenica 4 dicembre 2011. Sin dal mattino, intorno ai capannoni delle officine Babilonia, in Via Popilia a Cosenza, si nota un grande fermento. Nonostante si sia dormito veramente poco, in quanto la giornata di sabato è stata tutta dedicata all’iniziativa “Genuino clandestino” (organizzata dalla Rete di Economia Solidale “Utopie Sorridenti” e dai GAS che ha visto la partecipazione di piccoli produttori tra i quali i compagni della comune libertaria salentina Urupia) riprende il via vai dei generosi organizzatori intenti a cucinare, affiggere manifesti, preparare tavoli e banchetti sui quali, tra poche ore, saranno deposte pietanze preparate con cura e vini della pre-Sila che allieteranno la grande festa per “A” rivista anarchica. Mentre a Cosenza si lavora senza sosta alla stazione ferroviaria di Paola scende dal treno, alle 8.20, dopo una lunga notte allietata dallo stridio delle rotaie, Paolo Finzi storico redattore del primo mensile italiano (in ordine alfabetico). Come da programma, a mezzogiorno, si offre ai numerosi ospiti l’aperitivo e tra abbracci e canti inizia il pranzo sociale e con esso le piacevoli discussioni tra compagni e amici provenienti dalla Puglia, dal Lazio e da altre regioni del Sud che hanno voluto garantire la loro presenza alla festa. Tra i partecipanti ( circa un centinaio) un nutrito gruppo di compagni e amici di Reggio Calabria e provincia, molti del CSOA “Cartella” che, simpaticamente, chiedono di poter degustare il MOMO (primitivo di Manduria in purezza) prodotto dalle comunarde di Urupia. Mentre invitiamo Domenico Liguori (produttore del vino rosso “Minicuz Classico”) a disporsi a favore di vento in modo da dirigere verso l’esterno i fumi dei suoi sigari toscani, Franco Iachetta inizia a chiarire e sottolineare le differenze politiche tralasciando quelle gastronomiche mentre Gianfranco gira tra i tavoli e disvela ad Alba e Tania il segreto che avvolge la bontà del sugo da lui preparato che consiste nel fatto che i calabresi iniziano a cucinarlo alle sei del mattino e consiglia, affinchè si possano cogliere tutte le potenzialità, di aggiungere una manciata di peperoncino, mito e delizia di questa regione. Il menù proposto dal ristorante “all’anarkikko” che avrebbe certamente stimolato le riflessioni dell’indimenticato Luigi Veronelli prevede: stuzzichini neogovernativi, penne al sugo all’inkazzata, pollo alla ghiegghia, fagiolata, polpettone, frittatona, cotolette del magnifico, rape e sazizza, riso e patate, scarafugli pre-silani, affettati, formaggi, ricotte e infine la torta del quarantennale con l’immagine di Anarkik. Dopo il pranzo, non senza difficoltà (considerata la fase digestiva), si dà vita ad un dibattito interrotto periodicamente da qualche canto ribelle, non proprio intonato ma ugualmente efficace a risvegliare nei compagni, solo momentaneamente assopiti, il piglio rivoluzionario. La festa si è conclusa con il taglio della torta da parte di Paolo Finzi, che ha consumato un vero e proprio parricidio mangiando la testa zuccherina di Anarkik, mentre Domenico Liguori gli rivolgeva (in lingua arbëreshë) l’invito a ritornare in Calabria per altre entusiasmanti iniziative…………l’avrà compreso?

Angelo Pagliaro

I SUONATORI LIBERTARI CALABRESI

QUESTI SONO I LINK DOVE TROVARE LE TRACCE DELLA FESTA
gli interventi al dibattito
http://www.archive.org/download/40anniRivistaAintervento2011-12-04/40AnniA.mp3
e il concerto
http://www.archive.org/download/40anniRivistaAconcerto2011-12-04/concerto40anniA.mp3

 

Posted in General | Leave a comment

Assemblea student@/preacar@

Inseriamo qui di seguito il volantino dell’assemblea del collettivo universitario LSA Assalto che si terrà il 27/10/2011.

Volantino

Posted in General | Leave a comment

SABATO 15 OTTOBRE, UN GIORNO DA RICORDARE.

 

Il 15 ottobre ha visto in tutto il mondo la nascita di un nuovo protagonismo sociale. Milioni di cittadini ovunque, in tutti i continenti, hanno manifestato per difendere i diritti, messi a rischio dalla crisi del sistema capitalista, fondato su finanza speculativa, competitività e produttività.
In Italia, l’altissima partecipazione, volutamente concentrata nella sola piazza romana a dimostrato la straordinaria vitalità dei movimenti e della voglia di rivalsa della società civile italiana. Centinaia di migliaia di persone erano a Roma con le loro proposte e la loro indignazione, con l’obiettivo di partecipare alla nascita di un movimento contro la crisi del sistema e chi l’ha provocata.
Il nostro Paese si trova stritolato nelle spire di una crisi che attanaglia tutti i protettorati (nazioni europee in prima linea) del moribondo gigante unipolare a stelle e strisce e il matrimonio d’interesse tra capitalismo e democrazia rappresentativa, con buona pace di Sinistra e Destra nostrane, si avvia ad un prossimo, imminente divorzio.
Mentre questa crisi totale, provocata dalla finanza internazionale – che de facto detta l’agenda politica di ciascun governo europeo- distrugge in forma criminale ciò che nell’ultimo ventennio è rimasto in piedi dello Stato sociale, la nostra classe politica non trova di meglio da fare che offrirci lo spettacolo rivoltante del litigio infinito per chi sia l’interlocutore e l’esecutore più affidabile dei diktat che, proprio dalle centrali bancarie e finanziarie europee, provengono e per giunta, con crescente arroganza.
Sarebbe a dire: affidiamoci a chi ha scientemente provocato il male per sconfiggerlo! Un paradosso nel paradosso, poiché a ben vedere l’anomalia tutta Italiana degli scontri di piazza, la rabbia sociale giustamente esplosa, ha una matrice abilmente nascosta a tutti.
La gerontocrazia, le mafie criminali e borghesi, i poteri occulti massoni e/o finanziarie, la multinazionale piuttosto che il padroncino di turno, i baronati universitari, la mortificazione del precariato a vita, tutto ciò che, in Italia ancor più che in altri paesi, tiene bloccate le incerte esistenze dell’ ultima generazione Italiana. Che poi solo giovani non sono visto che la precarietà è ormai confezionata dai 19 ai 40 anni, e s’incontra con chi è stato espulso dal processo produttivo a 50 anni, con buona pace delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e dei loro agganci politico istituzionali.
La frustrazione del NO FUTURE o viene somatizzata, e casi di suicidio ce ne sono, o viene fatta esplodere, e per fortuna è questa la risposta dei più. La giornata di sabato dimostra innanzitutto questo, rivolgendosi contro obbiettivi simbolici dell’apparato economico, istituzionale e repressivo colpevoli dei nostri problemi: precarietà, povertà diffusa nell’universo giovanile, negazione del diritto alla casa e allo studio, disoccupazione dilagante, morti sul lavoro.
Tanti ragazzi che lottavano, a modo loro, contro quello che avevano davanti, sfogando rabbia in maniera confusa ma con un messaggio chiaro e con la forza di chi davanti a sé non vede un futuro.
La gestione della manifestazione, con l’apertura ai partiti politici, come se fosse un grande trampolino politico elettorale, e la gestione della piazza, fanno sorgere il dubbio che si cercasse il pretesto per annullare, sminuire, criminalizzare ogni manifestazione di dissenso non riconvertibile in voti.
Una Piazza San Giovanni riempita dai MOVIMENTI, da quelli per l’ACQUA ai NO TAV, dai PRECARI, ai MIGRANTI, da tutto il tessuto vivo della società italiana, sarebbe stato un colpo mortale, per le moribonde rappresentanze parlamentari.
E ipocritamente quei settori, che volevano manipolare la manifestazione di sabato, oggi piangono per averla persa, quando non assumono comportamenti delatori. Inaudito!! Il popolino, cresciuto al gossip e chiacchericcio delle TV, che combatte Berlusca, ma ne è espressione speculare, nell’univoco pensiero, mette una vera e propria rabbia nell’incitare la polizia contro tutto ciò che ai sui occhi appare immorale, o magari semplicemente sconveniente; questa furia moraleggiante che s’impadronisce del popolo è, per la polizia, una garanzia ben più sicura di quella che le potrebbe essere fornita dal governo. Il primo passo è compiuto, la prima mutazione qualitativa, in direzione regressiva, può dirsi realizzata. Ad essa hanno contribuito, più o meno consapevolmente, tutti i partiti che si riconoscono, con sfumature diverse, in questo Sistema. Dalla politica di “lacrime e sangue” alla politica di “lacrimogeni e sangue”.
All’interno di questa “sindrome di Weimar” si consuma la parabola del deputato Antonio Di Pietro capace di passare – nel giro di due settimane- dal massimalismo radicale del “ci scappa il morto in piazza”, all’invocazione di una nuova legge Reale!
La polizia ha attaccato, a San Giovanni, una folla in gran parte pacifica ed inerme, scagliandogli contro, in violenti caroselli che hanno rischiato di fare una strage, idranti e blindati.
La proposta di nuove leggi speciali per contenere il dissenso, mostra quanto il Re è nudo e impotente di fronte all’esigenza concreta di cambiamenti reali.
Più gravi sono però le responsabilità di chi ha gestito le forze dell’ordine scegliendo di blindare i palazzi del potere e di attaccare indistintamente, in piazza S. Giovanni, col risultato di seminare panico e feriti tra la folla dei manifestanti presenti.
La permanente gravità della crisi e le ricette capitalistiche che continuano a imporci, sono i motivi che ci spingono a continuare la lotta per il rovesciamento del modello di sviluppo a favore di un sistema fondato sui beni comuni, la ridistribuzione reddito e il diritto al lavoro.
Sui media, stampa e TV i primi a essere colpiti, come sempre, gli anarchici, colpevoli di volere un mondo migliore basato sull’autogestione, la libertà e la solidarietà, e in concreto: agroecologia, energie rinnovabili, bioedilizia, commercio equo solidale, trasporti ecologici, rifiuto dei rifiuti (plastica e altre porcherie di sintesi)

Proprio noi che come anarchici abbiamo una sola risposta: costruire sicurezza sociale, non con i manganelli e la violenza, ma con una istruzione garantita e libera per tutti, con l’assistenza ai più deboli, con la dignità del lavoro nelle comunità, con un futuro in cui vivere senza doversi vendere come schiavi o prostitute.
E a proposito di violenza, che sembra essere l’unico argomento capace di riempire i salotti televisivi, ricordiamo tutti i morti per mano dello stato, ultimo in ordine temporale Stefano Cucchi, o il maestro elementare Francesco Mastrogiovanni, e con il pensiero a loro, ribadiamo che nessuna violenza è più grave e più dannosa della violenza che lo stato ogni giorno ci vomita addosso.

MACELLERIA SOCIALE

Il rapporto Svimez 2011 non lascia scampo alla situazione di permanete agonia in cui versa il Sud d’Italia. Le cifre parlano chiaro il mezzogiorno è la parte del nostro paese in cui la crisi economica sta mordendo maggiormente il tessuto sociale. Nell’ultimo decennio oltre 600 mila giovani sono scappati dal mezzoggiorno in cerca di una occupazione altrove. La disoccupazione reale si attesta al 25%. Continue reading

Posted in General | Tagged , , , , | Leave a comment