ARMI CHIMICHE A GIOIA TAURO. Le bugie del potere

La guerra pure a tenerla lontana, ti bussa alla porta. Su questa vicenda, come tante in Calabria ciò che proprio sembra non esistere è il volere della gente che ci vive. L’ennesima iattura su questa terra già martoriata da interessi sempre esterni. Prima era l’industrializzazione, la strampalata idea di sviluppo che ha distrutto la vocazione agricola turistica e archeologica della zona. Poi venne l’inceneritore, che avvelena tutta la piana, costruito nonostante una manifestazione di 10mila persone, come pure la lotta alla centrale a carbone di Gioia Tauro negli anni 90 che vide una partecipazione altrettanto numerosa.

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Poi venne il porto, sottoutilizzato a cospetto di altre strutture simili nel mediterraneo, per la cronica mancanza d’infrastrutture. Oggi si lotta contro il rigassificatore più grande d’Italia, che cambierà per sempre la fisionomia, le condizioni di vita, le possibilità di futuro, dell’intera piana di Gioia Tauro e dei suoi abitanti, col rischio di far vivere i residenti del territorio nella costante minaccia di una catastrofe di enormi proporzioni. E ora le armi chimiche. Eppure questa è una terra antica, la Metauros, che vede le origini negli insediamenti che davano vita alla prosperosa Magna Ellas, Magna Grecia, che commerciava con la madre patria derrate alimentari in cambio di produzione artigianale, introducendola quindi nel sud Italia, insieme alla cultura più progredita di allora. Ma tutto ciò non ha alcun peso nella storia odierna. “L’operazione Gioia Tauro” ha avuto il via libera del governo. Un atto d’imperio, un sopruso, con­tro la popo­la­zione. In spre­gio alla legge ita­liana e alla Con­ven­zione di Aarhus, rati­fi­cata dall’Italia con la legge 108 del 2001, che mette al cen­tro di ogni pro­cesso deci­sio­nale la par­te­ci­pa­zione. In realtà verrà istituita una “zona rossa” di sicurezza, di un chilometro, col porto isolato da 600 soldati, durante l’operazione di trasbordo che dovrebbe iniziare a fine mese. L’intero centro di San Ferdinando (4.000 abitanti) sarà evacuato e ciò senza alcuna informazione preventiva alla popolazione finora. Osservando una cartina geografica, sembra un’evacuazione di gran parte di Gioia Tauro (20.000 abitanti) e di una parte di Rosarno. C’è da capire come mai se, nel porto simili sostanze sono ordinariamente trattate, come mai oggi si prendono simili precauzioni, allora o è vero che ordinariamente la vita della nostra gente non conta nulla, o le sostanze in arrivo sono molto più pericolose. I por­tuali del SUL, con­fer­mano che è vero che mate­riale tos­sico di que­sta cate­go­ria ne è pas­sato negli anni lungo le ban­chine gio­iesi, ma sostanze letali mai. Scopelliti, “il governatore regionale” è passato dalla minaccia di rivolta a “un oppurtinità di sviluppo per il porto”, barattando la sua fermezza con la concessione della Zona economica speciale (Zes), l no dei 33 sindaci della piana di Gioia Tauro, resta fermo, loro che avevano ricevuto una specie di ultimatum. I primi cittadini, lunedì sera, al termine di una lunga assemblea avevano approvato un documento con cui «danno mandato ai sindaci di San Ferdinando e Gioia Tauro ad opporsi» al transito delle navi nel porto di Gioia Tauro, ribadendo comunque che non ci sono le condizioni, il porto non è idoneo, perché manca una struttura sanitaria, manca un ospedale e manca un piano di evacuazione di sicurezza”. Mentre i parlamentari del M5S sono rimasti fuori da palazzo Chigi, forse ancora non hanno capito che ruolo giocare, coraggio non diventerete grandi sulla pelle della gente! La CGIL, manco a dirlo, se prima era preoccupata ora valuta positivamente gli sviluppi della discussione, per poi mandare a dire al Governo, cogliendo l’occasione, che non delega nessuno sulla sicurezza del lavoro ed auspica un confronto sulle scelte di rilancio del porto….mica si può lasciare tutto in mano a Scopelliti, la cogestione del potere è di vitale importanza per il sindacato oggi. Ma ci sono altre navi rimosse da tutti i politici calabresi, e non solo, ora allarmati da quella siriana in arrivo ma smemorati sulle altre già affondate. Sono la Rigel affondata a Capo Spartivento in provincia di Reggio Calabria, E’ ancora lì sotto quella nave, ad inquinare con il suo carico chimico. Natale de Grazia è stato assassinato perché indagava proprio su quella nave. La Jolly Rosso, il cui carico di rifiuti non è mai stato ritrovato, completamente e giace ancora interrato tra la valle dell’Olivo e Amantea. La Cunsky, la nave che il pentito Fonti disse di aver direttamente affondato davanti la costa cetrarese  e che il governo Berlusconi disse che era stata smantellata in India e che quindi quella nave non esisteva? Solo un anno fa nel gennaio 2013, il governo indiano rispose che quella nave non risultava smantellata in nessun porto indiano. Né Scopelliti, né tantomeno il sindaco di Cetraro sono saltati sulle proprie sedie presi dallo sgomento della notizia che affossava tutte le bugie dette dalla Prestigiacomo fino al super procuratore Grasso ora promosso a  Presidente del Senato. Secondo la Direzione Marittima di Reggio Calabria le navi affondate in Calabria sarebbero ben 44, ma di queste 9 sono navi fantasma e sicuramente cariche di veleni tossici. Veleni che continuano a inquinare i nostri mari. mbroglia

Queste sono le bugie di ieri, torniamo allo sce­na­rio è molto preoccupante di oggi. Gli espo­nenti della comu­nità scien­ti­fica di Demo­cri­tos (gli omo­lo­ghi del CNR) di Atene e del Poli­tec­nico di Creta, par­lano “di com­pleta distru­zione dell’ecosistema che gra­vita intorno al Medi­ter­ra­neo cau­sato dalla distru­zione delle ogive…l’armamento sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, in parte mediante idrolisi, nella nave americana Cape Ray, con la con­ni­venza delle auto­rità gre­che, ita­liane e mal­tesi» ha detto a chiare let­tere il col­la­bo­ra­tore scien­ti­fico diDemo­cri­tos, ed in parte su un’altra nave da guerra Britannica con destinazione un impianto Veolià, la multinazionale che sfruttava le acque in Calabria. Un altra prova difficile attende la piana da sempre incrocio di popoli in ricerca di benessere e felicità, dove migranti provenienti da ogni dove, sono intenti alla raccolta degli agrumi provano a immaginarsi un fututo. Ma “l’uomo diventa realmente tale quando rispetta e ama l’umanità e la libertà di tutti, e quando la sua libertà e la sua umanità sono rispettate, amate, suscitate e create da tutti. (M. Bakunin)

                                                                                                                  Orestes

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