AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE. GAS: 10 anni e non sentirli

Cosenza: La Redazione locale di Umanità Nova incontra Stefano, del GAS Cosenza, della Rete Utopie Sorridenti (http://www.utopiesorridenti.com/), per i 10 anni di un percorso di autorganizzazione sociale unico in Italia meridionale

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– Salve Stefano! Sono ormai 10 anni di questo sodalizio criminale contro il capitale! 10 anni di questa aporia come dicevi nel decennale, in cui si vuole unire, l’acquisto, il concetto dello scambio con la vil moneta e la prassi etica di un agricoltura sostenibile, naturale e biologica, nella Calabria Citerione, raccontaci un pò…. ” 10 anni fa con un gruppo di amici, dopo una intensa due giorni presso Rossano con il coordinamento delle botteghe del mondo, abbiamo pensato di creare una mailing-list che facilitasse la comunicazione tra di noi e di iniziare una mappatura di quelle realtà dell’AltraEconomia presenti sul territorio con cui pensare di fare un percorso comune. Qualche mese dopo qui a Cosenza si sono svolti una serie di incontri tra la sede del Centro Sociale Gramna e quella della Casa dei Diritti Sociali. Il risultato di queste prime riflessioni è stato l’inizio della sperimentazione del consumo critico attraverso lo strumento e le modalità di un Gruppo di Acquisto Solidale. Un gruppo di attivisti, qualche famiglia ed un contadino biologico. L’obiettivo era ed è quello di praticare quotidianamente quello che si urla in piazza nelle nostre manifestazioni, l’alternativa ad un sistema economico e sociale aberrante. Le modalità erano più o meno simili ad oggi, prenotazione della cassetta preassemblata, ritiro presso la sede nel Centro Storico, momento di riflessione e convivialità. Dopo un pò la sede del GAS passò dal secondo piano di Corso Garibaldi alla sede della Cooperativa Sociale “il Sicomoro”, certamente più comoda, per poi passare alla sperimentazione una volta al mese presso Piazza Matteotti, nel centro di Cosenza, del Mercatino Bio-Etico con la presenza diretta dei produttori nel frattempo diventati una decina.
L’ultimo trasloco c’è stato nel 2008-2009 quando un gruppo di associazioni ci hanno invitato ad animare gli spazi delle ex Officine delle Ferrovie della Calabria, spazio occupato qualche tempo prima; invito accolto volentieri visto che da sempre pensiamo che l’impegno di un Gasista non può fermarsi all’acquisto di prodotti etici e naturali ma deve necessariamente espandersi alle lotte ambientali, sociali e, nel caso specifico, alle battaglie per gli spazi sociali e contro la cementificazione.”

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-10 anni con alti e bassi, quali sono i risultati, dall’aumento dei prodotti offerti al giro di persone, ma cosa manca, quali sono le criticità, dovute al confronto-scontro con la logica dei ipermercati, rimane solo una sensibilità e necessità di nicchia o pensi che i gas un giorno possano mettere in crisi il produci consuma crepa?
“Certo le difficoltà sono tante. Un GAS non è una strategia di marketing per vendere prodotti biologici o un nuovo servizio al consumatore che si propone sul mercato ma vuole essere una pratica di auto-organizzazione e come tale richiede impegno. In una delle ultime e-mail abbiamo detto ai nostri aderenti di non fidarsi neanche del GAS, cioè di non approcciarsi con la mentalità dei consumatori-acquirenti, ma di attivarsi concretamente senza delegare ad altri il pezzo che ognuno di noi può fare. Ecco perchè siamo contenti quando perdiamo un gasista che frequentandoci ha ricordato di avere un piccolo pezzo di terra ormai abbandonato da anni e gli è tornata la voglia di coltivarlo. Anche dal punto di vista economico e sociale ci sono dei grossi ostacoli. Solo nel quartiere popolare in cui realizziamo il GAS sono presenti una decina tra super ed iper-mercati. Facendo un rapporto tra numero di abitanti, reddito medio e numero di esercizi commerciali il conto non torna. Molti di questi esercizi non sono altro che macchine per il lavaggio dei capitali di provenienza illecita e possono concedersi il lusso di lavorare anche in perdita. Questo gli consente prezzi stracciati e campagne (3×2, bis ecc…) che in un momento di crisi come questo sono particolarmente attraenti. Inoltre il nostro modo di produrre che si fa carico dell’ambiente, della dignità del lavoro e della salute delle persone è schiacciato dalle logiche predatorie dell’industria che per calamitare i consumatori nell’immane guerra chiamata competitività deve abbassare i prezzi a danno dei salari di braccianti e operai, occultare in discariche abusive gli scarti di lavorazione e fregarsene della qualità del prodotto finale. E’ vero che il pane che compri al discount costa 1,50 ma come e di cosa è fatto? Ritornando alla tua domanda possiamo dire certamente che i GAS sono già una realtà importante e con una crescita impressionante ma possono diventare dirompenti solo se saranno capaci di creare uno scenario nuovo e di imporre nuove parole d’ordine come cooperazione, comunità e partecipazione. La sfida sta nel cambiamento degli stili di vita e del paradigma culturale.”

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-Quali sono gli obbiettivi a medio termine, i progetti in corso? “Obiettivo primario è quello di “chiudere” le filiere. Attraverso il progetto “il Seme che Cresce” siamo partiti dal grano, di varietà storiche coltivate nel nostro territorio, coltivato con tecniche naturali, per passare alla farina integrale molita in vecchi mulini ad acqua (a emissioni zero) e quindi al pane lievitato con Pasta Madre e cotto nel forno a legna. Ci stiamo attrezzando per la pasta secca. Poi ci sono gli agrumi prodotti senza passare dal meccanismo di sfruttamento delle Piane calabresi ed il vino artigianale che prevede un passaggio diretto dal vigneto alla tavola.
Tutto questo ovviamente rafforzato da momenti di auto-formazione e divulgazione che consentano un approccio diverso al consumo e aumentino la consapevolezza dei gasisti. Proprio per questo abbiamo pensato una volta al mese di organizzare un momento più articolato fatto di relazione, incontro, riflessione e convivialità. Nel medio termine stiamo riflettendo su come far diventare sempre più le ex Officine un luogo di vita, attivismo e progettazione comune rivolgendo lo sguardo anche all’esterno, alle tante terre incolte e abbandonate, agli usi civici, alla cooperazione. E… se son rose fioriranno!!!! Un saluto a tutta la redazione di Umanità Nova, strumento da noi molto apprezzato e che circola ormai stabilmente nella nostra realtà grazie all’impegno della Fucina Anarchica.”

                                                                                             a cura di Orestes

Intervento di Marco Tranquilli della la Comune Agricola Comunista Libertaria Sabina di Poggio Nativo         https://www.youtube.com/watch?v=f_o5AvWvujQ

 

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