Job Act e Noi

Sei in cerca di lavoro? Speri di avere un contratto a tempo indeterminato, ma ti accontenteresti anche di un contratto a termine? Fermati un attimo a leggere questo volantino, ti saranno chiare molte più cose!disoccupazione-Italia-3
È stato approvato il Jobs Act un nuovo testo sul lavoro, esso riguarda la semplificazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine. Le nuove disposizioni che vanno anche a ridefinire il contratto di apprendistato alleggerendolo degli obblighi formativi; i contratti a termine potranno durare 36 mesi, all’interno dei quali saranno rinnovabili fino a 8 volte senza intervallo, senza una giusta causa che li giustifichi. Il numero dei lavoratori e tempo determinato potrà aumentare del 20%; ad ogni scadenza potranno essere sostituiti con altri lavoratori freschi da spremere, pagati un terzo rispetto ai loro padri sognando le protezioni sociali di qualche anno fa. Flessibilità in entrata e in uscita. Tutto questo rende ancora di più l’apprendistato un contratto “usa e getta” da sempre sperato dai padroni. Per quanto riguarda i contratti a termine invece, questi saranno totalmente “liberi” da ogni vincolo per i primi 3 anni (fino ad ora lo erano per un anno). La stabilità con queste norme diventa una vana speranza per i lavoratori ed un brutto ricordo per i padroni. Novità anche per le donne: il congedo di maternità potrà concorrere a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza.
Il governo Renzi porta a casa il risultato di aver messo mano alle riforme del mercato del lavoro. La sua immagine ne esce rafforzata, poiché soddisfa sia il suo blocco sociale di riferimento, sia l’Europa delle banche e le imprese che da sempre si lagnano per l’alto costo del lavoro e dell’energia in Italia. La realtà, quella che viviamo giorno dopo giorno, è quella fotografata dalle statistiche sulla disoccupazione fornite dall’ISTAT, al 12,7% in marzo per il terzo mese consecutivo, è quella di un paese, dove la precarietà è diventata normale e la disoccupazione strutturale. Quella giovanile, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, è al 42,7%, quasi 60% in Calabria. Le statistiche ci raccontano che Alfano, Renzi e compagnia cantante, non traggono il loro consenso tra i disoccupati, ma tra quelli che ancora conservano l’illusione che la notte possa passare. Nel bel paese, solo nell’ultimo anno mezzo milione di persone ha cercato fortuna altrove.
Lavoratori sempre più precari, disoccupati, giovani flessibili, sempre più meticci, dalle diverse lingue, possono provare a dare altre risposte: costruire sicurezza sociale al di fuori dello stato, non con i manganelli e la violenza, ma con una istruzione garantita e libera per tutti, con l’assistenza ai più deboli, con la dignità del lavoro nelle comunità, prospettando un futuro in cui vivere senza doversi vendere come schiavi o prostitute. La permanente gravità della crisi e le ricette capitalistiche che continuano a imporci, sono i motivi che ci spingono a continuare la lotta per il rovesciamento di questo modello di sviluppo a favore di un sistema fondato sui beni comuni e la redistribuzione di reddito. terra comune
Crediamo nella gratuità delle nostre relazioni basate su meccanismi di solidarietà. Pensiamo che l’assenza della proprietà privata, l’auto-recupero e l’autogestione siano elementi di arricchimento nelle relazioni sociali. Ognuno, al di fuori di qualsiasi logica mercificata, può contribuire secondo le proprie capacità e soddisfacendo le proprie necessità a una relazione di scambio reciproco. Siamo convinti che le nostre idee abbiano la capacità di indicare una strada praticabile da tutt* e che siano in grado di costruire una forza collettiva in grado d’innescare un processo di trasformazione rivoluzionaria.

                                                                                                          Orestes

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