PIANO RENZI ! Sulla strada ci sono buche e pietre!!

 

renzi gelatoA Renzi è stato affidato il compito del mantenimento dello status quo, fondato su violenza e sfruttamento, e il suo ammodernamento in chiave efficientista e aziendalista.

La posta in gioco è alta, controriforma istituzionale, accentramento dei poteri, difficoltà di bilancio e ricerca fondi, semestre europeo e pressioni americane in campo economico, commerciale e militare. Gli ultimi dati parlano di deflazione e sconfessano il giovane premier piè veloce, l’italietta è in recessione, e non ne esce. Il pilota prende di petto il drammatico dato del Pil, che tocca il livello peggiore degli ultimi 14 anni, detta le linee su cui muovere l’azione di governo nei mille giorni: riforme istituzionali, istruzione, spending review “una scelta politica, che non si può rinviare“, passando per lavoro, fisco, giustizia e infrastrutture. “Dipende solo da noi invertire la rotta” incalza Renzi. Basta tentennamenti, frenate o incidenti. Ma nonostante i continui e appassionati appelli, il carrozzone pattina e sgomma, slitta sul suo stesso terreno, fa tanto rumore e fumo, ma rimane inchiodato alla linea di partenza. Il più giovane e dinamico capo del governo italiano (dopo Benito Mussolini) corre molto e inciampa spesso.

La strategia e i piani di Renzi e Padoan sono demoliti dalla Commissione Europea, l’Italia non ha una strategia su ricerca, innovazione, agenda digitale, competitività, sviluppo tecnologico, cultura. Per questo motivo, l’Ue ha deciso di rimandare a settembre il piano italiano sui nuovi fondi europei, quelli relativi al settennato 2014-2020. A rischio ci sono circa 40 miliardi di euro, la politica di Renzi non convince Bruxelles. Senza quei soldi, si ferma tutto. Gli annunci, gli spot e le battute non portano da nessuna parte. L’Europa se n’è accorta. Renzi e il suo Governo rischiano grosso e con esso le/gli Italiane/i. A non ripartire, sono tutti i grandi comparti: agricoltura, industria (nonostante il dato positivo della produzione dello 0,9% dopo il tracollo di maggio) e servizi viaggiano tutti con il segno meno. Niente effetto 80 euro, insomma, almeno per ora. Per ora Renzi crede nel suo azzardo, rassicura che non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva, sperando nell’entrate della “spending”. Incassa la bocciatura della confcommercio, che giudica nullo l’effetto del taglio dell’Irpef per la ripresa dei consumi, e la delusione dei quattromila insegnanti che hanno visto sfumare la pensione mentre erano in dirittura d’arrivo.

Da dieci anni aumenta l’astensione e la crisi di credibilità delle Istituzioni. La risposta politica è stato un arrocco con il Porcellum e liste bloccate alla Camera e il Senato scelto direttamente dai partiti, sanno che non funzionano più come strumenti di mediazione sociale tra persone e palazzo. Hanno reagito chiudendosi in se stessi cercando una supplenza nella “società civile”, nei cosiddetti “tecnici” e la supplenza del leader carismatico. Nonostante gli scivoloni Renzi, tra un colpo di fiducia, una tagliola e una brasatura di massa degli emendamenti sta spazzando via la seconda camera elettiva dello Stato, prepara un’ennesima legge elettorale con l’asso pigliatutto per consolidare la democratura italiana. In un paese dove amicizie e clientele resistono nei decenni Renzi rischia di perdere per strada alcuni preziosi segmenti della sua base. Nonostante le statistiche lo diano in lieve calo di popolarità, riesce a rappresentare il nuovo che avanza, mascherando il taglio di migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione per lotta alla burocrazia. Il taglio di metà dei distacchi sindacali nel pubblico impiego, se alimenta la fama del leader che non guarda in faccia nessuno, allunga la fila degli scontenti. La Cgil sottoporrà alla Commissione Europea la riforma del lavoro. Camusso non proclama un’ora di sciopero contro le misure del governo, ma gioca la carta europea per punzecchiare Renzi; che cerca di instaurare una relazione diretta con il “popolo” tagliando i ponti con gli organismi di intermediazione sociale come il sindacato (post) concertativo e la stessa Confindustria. Riuscirà Renzi piè veloce a compensare da solo la chiusura dei canali di comunicazione, di colmare l’abisso, tra cittadini e palazzo, attraverso la forza mediatica del premier innovatore, dinamico e decisionista? La tenuta si vedrà nel tempo, ma al momento, in parte, funziona: non nel senso che avvicina di più i cittadini alla politica (anzi), ma nel senso della speranza che questo leader “faccia qualcosa di buono”. L’assenza apparente di alternative permette che in qualche modo il sistema vada avanti. Ma quanto può durare, un equilibrio così? Quanto a lungo cioè l’icona del leader può supplire alla non rappresentanza del sistema rappresentativo? Prima o poi la bolla scoppia e rischia di scoppiare in qualsiasi momento alla prima delusione popolare verso il governo, o per contingenze economiche o per altri motivi. Un giorno non lontano il fragile equilibrio personalistico si spezzerà, senza un impianto democratico in cui i cittadini si sentono rappresentati. Presto sarà chiaro che lo scopo non è risollevare l’economia e salvare italiche sorti, quanto traghettare in senso aziendalista ed efficientista. Nelle società ben organizzate, sia le imprese private che quelle pubbliche tendono a essere efficienti; in società più corrotte e male organizzate, sia le imprese pubbliche che quelle private funzionano male. In realtà inefficienza non è la parola giusta. Per esempio il servizio sanitario è molto efficiente, nello svolgimento del suo ruolo istituzionale, di arricchire chi investe. Per il presidente della Bce, Mario Draghi. ”E’ probabilmente giunto il tempo di iniziare a condividere la sovranità a livello europeo anche per quanto riguarda le riforme strutturali”, “fare sul piano delle riforme strutturali quello che è stato fatto a livello di bilancio“. I trattati internazionali costituiscono altrettanti incentivi per l’arroganza delle lobby affaristiche interne, in particolare per la lobby delle privatizzazioni e la lobby della finanziarizzazione. Come col Trattato di Maastricht, accadrà anche per il TTIP. Le cosiddette “riforme” consistono nella liquidazione di qualsiasi contrappeso istituzionale che possa ostacolare, o ritardare il saccheggio delle risorse pubbliche, come nel decreto “Terre vive”. Piovono tagli e svendita del patrimonio pubblico, ed aspettando le prossime privatizzazioni, l’opposizione sociale e conflittuale va ridimensionata con ogni mezzo a disposizione: inchieste, atti amministrativi, manganelli. Come gli sgomberi delle occupazioni e l’art. 5 del Piano casa o la repressione dei movimenti NO TAV e NO MUOS e delle altre lotte territoriali e sociali dimostrano.

Noi non ci siamo mai illusi che, modificando qualche legge o votando qualcuno possa modificarsi la situazione. Disoccupazione strutturale e taglio dei servizi rendono la vita difficile se non impossibile chi è lontano dai privilegi della casta burocratica o dall’oligarchia padronale.

Nell’Italia delle larghe intese del Renzusconismo non c’è spazio per chi costruisce esperienze concrete e radicate di alternative. Le avvisaglie sull’articolo 18 su cui tutto il PD-PDL è unito nel definirlo un totem ideologico, un residuo r-esistenziale, aprono la porta alla riforma dello Statuto dei Lavoratori, partorito, col cesareo, in un periodo di grandi lotte dal basso e aspettative.

Sul piano sociale il renzismo non ha consenso, è urgente riafferrare una qualsivoglia credibilità, ricordarci chi siamo e contro cosa stiamo organizzando il conflitto nei nostri territori, nei luoghi del non lavoro, di studio. Recuperare una dimensione collettiva, politica, sociale e ideale, riscoprire e reinventare qualcosa che si è smarrito nell’atomizzazione sociale, ma è là, nella vita quotidiana di ognuno di noi.

                                                                                                 Orestes

Pubblicato sul n. 24 di Umanità Nova, anno 94, settembre 2014

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