COSENZA: Mobilitate/i in bloccano la città

blocco A3

Per 2 giorni lavoratori in cassa integrazione in deroga e mobilità,
hanno attuato il blocco dello svincolo e l’occupazione dell’ingresso
autostradale della città.
Forme di protesta in tono minore sono scattate pure in altre province
Calabre, ma solo a Cosenza, si è avuta la radicalità conseguente e
necessaria per ottenere il risultato di far saltare la burocrazia della
govenance regionale di don Peppone Scopelliti.
Dopo anni di sfruttamento e sottomissione in diverse attività
lavorative, sono in 12mila circa, molti dei quali ormai fuorisciuti dal
mercato del lavoro, a percepire indennità inferiori a 400 euro,
mensilità che ormai mancavano da gennaio.
Si eran dati appuntamenti sotto l’INPS, si sapeva di 40 milioni di euro
della regione, da ripartire, pagare arretrati anticipati dall’ente, ma
in mattinata, si dice, che non c’è nulla.
Persone con problemi reali nel vivere quotidiano, con bolette non
pagate, luce e gas staccate, difficoltà nei rapporti familiari ormai
diventati critici, quando manca quella fragile relativa, tranquilla
normalità che sembrava acquisita dalle precedenti generazioni, decidono
di spostarsi all’ingresso della autostrada, bloccare la porta della città
Vergognoso il comportamento dei sindacati confederali, non han chiamato
nessuno, anzi scoraggiano a mobilitarsi. Di fronte alla grave crisi che
incombe, le cui conseguenze ricadono soprattutto sulle spalle della
classe lavoratrice, e nei settori più deboli con effetti più devastanti,
non si sono risparmiati nel doppio gioco, nel dividere e isolare i più
radicali, comunque presenti in centinaia.
Nonostante sia finita la rappresentanza sindacale extra confederale,
grazie alla collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, che, comunque, in questa
lotta non sono riuscite a neutralizzare la forma propria
dell’autorganizzazione sindacale conflittuale, di chi non vuole piegarsi
alle loro politiche di svendita anche degli ultimi diritti rimasti.
I mobilitati si sono autorganizzati in modo radicale e forte, non
curanti, se non in aperta sfida della celere che cercava di mettere
paura, segno ovvio delle debolezza politica della governace regionale
che non ha altri argomenti.
In una città che ha fame di lavoro e vive di terziario e precarietà, la
voce si sparge subito la solidarietà corre non solo sui social network,
e con gli sms, ma anche persone che concretamente passano, il presidio
aumenta e cresce di numero. Nel pomeriggio i sindacati tornano dal
prefetto dove era stato istituito un tavolo di confronto, si dice di una
mensilità, invitano ad andare a Catanzaro un altro giorno, si vuole
smobilitare e dividere, mentre si afferma il contrario.
Alcune decine di lavoratori scelgono di non fermare il presidio, il
blocco continua ad oltranza, la mediazione dei sindacati è stata
sconfessata in piazza, le forze dell’ordine e burocrati ingoiano il
rospo, ci si prepara alla notte con il supporto degli attivisti di tante
battaglie della citta di Cosenza e non solo. Al mattino presto si fa
minacciosa la presenza della celere, il cui numero è decisamente
aumentato rispetto agli abituali numeri della città.
Qualche ora più tardi, sono più solerti i sindacati, fanno sapere che si
è raggiunto un accordo fra INPS e Regione Calabria.
Azione diretta significa non aspettare, ma assumersi tutte le proprie
responsabilità, e a dispetto delle rassicuranti sigle sindacali in
corteo si torna all’INPS in tarda mattinata, da lì nel pomeriggio, per
avere conferma, una delegazione in autobus per Catanzaro, ore più tardi
la conferma, 2 mensilità.
Una piccola battaglia vinta, rosicata altra briciola del paniere, la
tenacia della mobilitazione dei mobilitati, che han lottato per 48 ore,
grazie anche al supporto, anche logistico oltre che umano, dei compagni
dei centri sociali ed attiviste/i vari.
Una piccola battaglia per recuperare e vincere in solidarieta, anche
stavolta la lotta, ha saputo, grazie alla determinazione e resistenza di
pochi vincere su chi vuol ridurre, se non sotterrare, la dignità umana.
Per ora il giochetto ha retto, ognuno ha rispettato il proprio ruolo e
salvato la propria parte, ognuno può raccontare di aver vinto e
cantarsela e suonarsela, ma fino a quando?
Orestes

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