ECONOMIA: Potere è corruzione. Sistema Italia

Estorsione, concussione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, calunnia, favoreggiamento personale e riciclaggio, aggravati dal metodo mafioso, ed esisteva anche induzione a concussione e falso in bilancio. Non c’è settimana che le cronache del bel paese, da nord a sud non ci restiuiscono tali notizie. La corruzione in Italia vale 60 miliardi, una cifra indicata in documento della Corte dei Conti. Anche questa cifra, è solamente una stima, una misura approssimativa. Per altre stime il doppio. In un suo rapporto, la Commissione Europea nota che secondo un recente sondaggio, per il 97% degli interpellati in Italia, considera che la corruzione è diffusa nel loro Paese (la media europea è del 76%). Il 92% delle imprese italiane crede che il favoritismo e la corruzione ostacolino la libera concorrenza. Curioso che solo il 2% degli interpellati ammette di essere stato oggetto di richiesta di di una tangente nell’anno precedente il sondaggio. Può essere che la risposta è influenzata dall’imbarazzo di ammettere la verità, nonostante l’aumento quasi coato delle partite Iva fatte aprire a molti precari. Dal rapporto emerge che la corruzione non riguarda solo il settore pubblico, ma anche quello privato. L’Italia non ha ancora pienamente trasposto una direttiva europea per lottare contro questo fenomeno, ha un sistema di contabilità societaria che non rispetta la Convenzione penale contro la corruzione del Consiglio d’Europa. La Commissione non ne parla, ma dietro al fenomeno della corruzione si nasconde in Italia il clientelismo in un ambiente economico e un sistema sociale poco trasparenti. Per Transparency International, tra i paesi del G20 l’Italia si colloca oltre la prima metà della lista, peggiori solo Brasile, Cina, India, Argentina, Messico, Indonesia e Russia. Meglio di noi la Turchia e l’Arabia Saudita. Per fare un confronto, basta dare un’occhiata alla collocazione di paesi europei, come la Francia, al 22esimo posto con 71 punti, la Spagna, al 40esimo posto con 59 punti, o la Germania, al 12esimo posto con 78 punti. Tutti ben oltre la sufficienza. I soliti Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia, conquistano i primi posti in classifica. Transparency International denuncia, ancora che più dei due terzi dei 177 Paesi ha un indice inferiore a 50, su una scala da 0 (altamente corrotto) a 100 (molto pulito). Ciò significa che la stragrande maggioranza delle nazioni al mondo non arriva ad un livello sufficiente di trasparenza. E l’Italia è tra queste. La classifica è aperta da Danimarca e Nuova Zelanda, che hanno entrambe 91 punti e si collocano al primo posto, mentre Afghanistan, Corea del Nord e Somalia chiudono l’elenco con 8, miseri punti. Ovunque, la corruzione politica, il finanziamento ai partiti e il controllo sui grandi appalti pubblici sono indicati dagli esperti come i settori maggiormente esposti al rischio. Per questo motivo rendere più trasparente il settore pubblico rimane, secondo Transparency, una delle sfide più importanti al mondo, “perché è nella corruzione della politica, delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario che trovano un ostacolo tutti gli sforzi per affrontare i problemi del cambiamento climatico, della crisi economica e della povertà”. A dispetto degli istituti sopracitati, noi pensiamo che dove c’è potere c’è corruzione. Non si può confondere causa con effetto. Quando a decidere tutto, in regime di autoreferenzialità, sono il Consiglio d’Europa e le Commissioni. Quando la Merkel, e il gruppo di Francoforte, i titolari della Banca Centrale e del Fondo Monetario Internazionale, dal leader dell’Eurogruppo J.Claude Junker e dai due presidenti dell’Ue, Barroso e Van Rompuy. Questi personaggi privi di legittimità elettiva, rappresentano interessi privati, elaborano trattati come quello di Lisbona, che obbliga i governi nazionali, presenti e futuri – a prescindere dal loro colore e vocazione – a rispettare i vincoli di bilancio che si pretende vengano inseriti nelle singole Costituzioni: uno schiaffo all’autonomia politico-normativa degli Stati membri, che l’Italia dei Monti-Napolitano, e figliocci Letta e quindi Renzi hanno recepito.

 

Il fatto è che l’eurozona è ridotta a un cumulo di macerie, con una disoccupazione soprattutto giovanile drammatica e in crescita, con la produzione di ricchezza reale in calo o in stagnazione, un continente in rapido declino, con l’aumento in progressione geometrica dei livelli di povertà anche di categorie sociali, quali il ceto medio, fino a poco tempo fa esente.

 

Le lotte ambientali degli ultimi anni, hanno fatto emergere, che esiste un grumo nero, fra aziende e politica istituzionale, che decide sulle vite e i territori. Formalmente nessuna politica industriale può prescindere dal un dettato costituzionale che dovrebbe in prima istanza tutelare la salute dei cittadini. In realta l’ex bel paese è pieno di territori devastati da impianti che inquinano impunemente. La salute di intere popolazioni è minata da ogni genere d’insediamento, anche se improduttivo, con un lascito di terreni incoltivabili, allevamenti impossibili, equilibri biologici ormai compromessi per sempre. Emergere con chiarezza, una corruzione strutturale delle élite e delle classi dirigenti sempre più pervasiva, ancora più estesa di quella scoperta con tangentopoli nei primi anni ’90, che restituisce un sistema di disuguaglianze e ingiustizie senza pari. L’estensione della evasione fiscale da parte dei più ricchi e l’estensione dell’economia criminale, dove il confine fra legale e illegale è ormai offuscato, ed è sotto gli occhi di tutti. Si diventa ricchi solo se si ruba. Nuovi modi di operare e nuove istituzioni dal basso possono prendere forma solo nel concreto dell’azione. La sinistra che a Marx, Engels, ecc. ha fatto riferimento, doveva almeno tenere conto del fatto che il capitalismo non poteva che portarci alla crisi attuale dalla quale non si esce se non si è preparata una società diversa. Per viltà, corruzione e stupidità la sinistra istituzionale si è affidata alla mistica del mercato e della concorrenza per la quale si ha il dovere sociale di essere ricco e che quindi ove non lo fossi, sei un cretino immeritevole. Tutti sanno benissimo cosa sia la corruzione, dove si annida, come si sviluppa. I cittadini sanno perfettamente che se non trovano la possibilità di avere dei servizi è dovuto alla corruzione. Se ogni cosa costa dieci volte quanto dovrebbe costare ciò è dovuto alla corruzione, come pure trovare o meno un posto di lavoro. È possibile che restino solo gli anarchici a ricordarlo? Qualcuno anche nella sinistra dei movimenti vagheggia di partecipazione pubblica. Ricordo che “Non si può parlare di partecipazione pubblica senza parlare di uguaglianza, di giustizia sociale e ambientale, di libertà e felicità. Si tratta di decidere di sé, della propria vita per conto proprio e di decidere collettivamente di quel territorio, materiale e immateriale, reale e metaforico, che abbiamo in comune con tutti gli altri, dal locale al mondo intero.” E la questione determinante è trovare metodi di decisione e dibattito capaci di coinvolgere chi solitamente non ha voce in capitolo.

 

Orestes Accio

 

 

 

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