LA CASA È DI CHI L’ABITA

10298839_881602431865613_7067646695719605544_nQuello che è accaduto giovedì 15 maggio a Cosenza non può che lasciare perplessi ed esterrefatte. Ancora una volta la mano repressiva dello stato con scudi caschi e manganelli, si abbatte sulle classi sociali più deboli, migranti e precari senza casa, che pagano più di tutte/i pagano il peso della crisi. Un edificio vuoto e in disuso, aveva dato finalmente un tetto a chi non c’è l’ha. 10306266_881631385196051_7140849114161014360_nUn azione di riappropriazione dal basso, ne aveva fatto un luogo di socialità, risposta concreta ad un bisogno primario, in netta contrapposizione alla carità di facciata di larga parte del clero, compreso le suore del “sacro cuore del verbo incarnato” proprietarie dell’immobile. È facile parlare da un altare o nel chiuso dei monasteri di solidarietà, è semplice parlare dalle dorate stanze del vaticano, dell’opportunità di aprire le porte ai poveri. Ma quando i poveri si autodeterminano, prendendo in mano il proprio futuro senza delega, senza clientelismo, dismettendo l’atteggiamento remissivo e sottomesso tanto caro non solo alla chiesa, ma anche al potere, allora i poveri fanno paura, e vanno sgomberati, manu repressiva, e, denunciati. Le rassicurazioni di Palazzo dei Bruzi (sede del Comune, commisione Welfare, ecc.), dell’Aterp (case popolari), della Prefettura (tavolo tecnico) si sono dimostrate ancora una volta prive di fondamento. A Cosenza ormai trovano spazio solo i bei salotti, i corsi eleganti, le luminarie, le operazioni di facciata. 1625623_10203621886609394_1967235571105267164_n Sgombero che è avvenuto all’indomani, della stupenda e partecipata manifestazione #decidiamonoi, abbiamo a cuore il nostro territorio, di sabato 10 proprio a Cosenza, che si poneva in contrapposizione, contro le speculazioni sul ciclo dei rifiuti e il consumo del territorio, delle giunte regionali e cittadine. Anche il governo Renzi l’ha dimostrato, l’emanazione dell’articolo 5, toglie insieme a luce e d acqua, ogni speranza a chi si pone al di fuori delle logiche clientelari, recepito subito con sgomberi e denunce a Cosenza come altrove dove la casa da diritto è divenuta privilegio. È necessario allargare il fronte solidale con chi non si piega a cercare risposte ormai risicate dal sistema, sempre più solo garante degli interessi di pochi. I bisogni non trovano risposte nè collettive, ne particolari nelle urne. Le Anarchiche e gli Anarchici della Fucina, esprimono la propria solidarietà agli occupanti in lotta per un tetto ed una vita dignitosa, la vicinanza ai Comitato Prendo Casa Cosenza, che ha condotto con determinazione questa lotta dall’asfalto al tetto del convitto. Al blocco del salotto buono della città con più di 100 fra celere e CC, si è resistito per ben 5 ore, rumoreggiando con casseruole e slogan, chiediamo diritti, ci danno polizia, è questa la vostra democrazia. È evidente che solo l’autorganizzazione della lotta dal basso, la solidarietà concreta per la riappropriazione dei bisogni, della propria vita, nei propri territori, può portare a dei risultati; come si è dimostrato in questa ed altre vicende. È su questa strada che occorre tettocontinuare a camminare. Come si è fatto ritornando dal tetto all’asfalto, dove ieri, venerdì, un corteo spontaneo è tornato per le strade della città fino al luogo dello sgombero, luogo dove la pietà cristiana è morta, la legalità ha mostrato la sua essenza violenta e la solidarietà in un futuro diverso vive solo nella lotta.

corteo

LA CASA È DI CHI L’ABITA, È VILE CHI LO IGNORA, BASTA SFRATTI E SGOMBERI! COSA VOGLIAMO? VOGLIAMO TUTTO! CASA, REDDITO E TETTO! OCCUPEREMO TUTTO IL TERRITORIO, PRENDENDO QUELLO CHE CI SPETTA, OCCUPIAMO QUA, OCCUPIAMO LÀ, RIPRENDIAMOCI LA CITTÀ!

Cosenza 17/05/14                                                                        FucinAnarchica

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